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giovedì 2 febbraio 2012

AFFINCHE' POSSA


Affiderò i pensieri al vento impetuoso
affinché li trasporti lontano,
dove la rabbia non potrà raggiungerli.

Affiderò gli occhi alla notte più nera
affinché non possano vedere l'angoscia
di un cuore ferito.

Affiderò matite al tuo mondo
affinché colorino i tuo giorni
per farti sorridere sempre.

Affiderò il mio cuore alle tue braccia
affinché lo cullino nell'amore che saprai darmi.

Affiderò la mia vita al tuo cuore
affinché possa accompagnarla nella tua vita,
mano nella mano, nel cammino verso l'eternità.

martedì 6 dicembre 2011

SARO' LI' CON TE


Se vorrai pettinarmi i capelli,
ti racconterò dei miei sogni.
Ti conquisterò con la mia storia,
carezzando il tuo cuore con la mia dolcezza.
Non sarò noiosa
e mai triste
se solo carezzerai il mio volto.

Ti condurrò nel mio mondo,
nei meandri incerti della mia esistenza,
e sarò per te amore.
Amore incondizionato,
se solo mi asciugherai le lacrime
che il mio cuore,
ogni tanto,
renderà disponibili ai miei occhi
per placare il dolore della mia anima.

Se vorrai pettinarmi i capelli
sarò il colore dei tuoi giorni,
la stella che guiderà il tuo cammino
e niente potrà ferirti
perché in ogni istante della mia vita
ti offrirò ogni scintilla del mio amore.

E quando le tue stelle diverranno
meno luminose,
sarò lì con te,
a pettinarti i capelli.

IL DESIDERIO CHE PROVO


Non aver timore di sfiorarmi il volto o i capelli.
Non ritirarti se la mia mano spinge la tua verso il mio seno.
Non voltare la testa se ho voglia di baciarti.

Il mio corpo ti pretende ...

Si, lo so.
Le tue mani vanno guidate,
il tuo corpo è costretto su una "sedia a rotelle"
ma che importa ...

Il mio amore per te
ed il desiderio che provo
non vedono questi limiti.
Io sarò le tue mani,
io sarò il tuo corpo
io sarò la tua essenza ...

... dentro te,
in ogni attimo dei tuoi giorni
affinchè niente sia perduto,
sia nel cuore che nell'anima.

Cuadro:Copyright © 2009/10 sehp.ch
Cuadro realizado y donado por Ruedi M. Ratz a SEHP
Página web de la artista: http://homepage.bluewin.ch/ruediratz/

giovedì 10 novembre 2011

IL BIMBO SOGNATO


Sarebbe bello averti,
cullarti,

raccontarti storie,

imboccarti la pappa,

rincalzarti le coperte la sera ...

... il bacio della buona notte ...


... però mi abituerei a te,

faresti parte dei miei pensieri,

dei miei sogni
ed arriverei ad amarti,

non potendo più fare a meno di te ...

... e questo non può accadere.


Il giorno che dovessi mancarmi

sarà tristissimo e buio.


L'inferno s'impadronirà della mia mente,

il cuore sanguinerà accecando i miei occhi,
e le mie unghie lacereranno la carne del volto.

Se dovessi mancarmi

una parte importante di me morirà

lasciando un vuoto incolmabile nella mia anima ...


Vorrei viverti ogni giorno,
assaporando gli attimi in cui vedrò i tuoi occhi
oppure ascolterò la tua voce.


Voglio viverti così,
distante dal tuo cuore per non dover soffrire.

Vigliacco ed impotente di fronte al destino ...

giovedì 27 ottobre 2011

OLTRE I CONFINI DEI SOGNI


Aprirò le braccia sulla riva del mare
per contenere l'orizzonte.

Lo sguardo fisso,

contro il cielo e l'acqua,

ad inebriarmi dell'infinito.

Lascerò libere le emozioni

che unite ai palpiti del mio cuore

acquisteranno ali per volare,

guidate dal vento,

oltre i confini dei sogni ...


... un sussulto improvviso,
come lama di ghiaccio,

attraverserà il mio corpo.

Le braccia si chiuderanno sul petto,

le ginocchia si piegheranno

a toccare la sabbia umida.

Attimi eterni d'immobilità

accompagnati dal suono lieve delle onde.


Gli occhi rimarranno chiusi,

i pensieri fuggiranno verso l'orizzonte.

Trasportato dalle onde

rincorrerò le emozioni

per udire ancora i palpiti del mio cuore.


Il mare mi cullerà,

con le sue braccia fredde,

e finalmente dormirò il meritato sonno.


... i pensieri,

le emozioni,

i palpiti del mio cuore
resteranno li,
tra il mare e l'orizzonte,

a ricordare l'amore di un'anima

a chi saprà ascoltare nel vento.

venerdì 21 ottobre 2011

DISABILI, NON DIVERSI.

Vita ...
Quella vita a cui è negato vivere normalmente,
quella vita che ogni giorno è emarginata e vessata.

Un'altra vita.

La vita dei "diversi",
la vita di chi lotta ogni giorno per ottenere un sorriso,
una carezza, un pezzo di cuore.

Una vita che è lacrime e dolore
ma che pur nella sofferenza indicibile,
riesce a dare anima e cuore.

Corpi martoriati,
immobili,
deformati da malattie incredibili,
"orrendi pupazzi" ...

Ma stringigli le mani,
chiudi gli occhi e dimmi cosa senti ...

Calore, la tua stessa pelle
e se ascolti in silenzio
sentirai battere un cuore, come il tuo.

Ricorda:
Siamo "Disabili", non "Diversi".

giovedì 20 ottobre 2011

E TI DARO' LA VITA

Pettinerò i tuoi capelli e ne farò trecce.
Le formerò con cura
ed alla fine di ognuna legherò un sorriso.

Dipingerò i tuoi occhi con i colori della vita
e li farò splendenti.

Anche la bocca dipingerò,
con i colori della passione.

Gocce di Luna appenderò alle orecchie
e sul tuo petto poggerò una collana di stelle.

Di rose ti vestirò
ed i tuoi fianchi circonderò d'amore.

Infine poggerò le mie labbra sulle tue ...
E ti darò la vita.

lunedì 3 ottobre 2011

LUCI TREMOLANTI


Non feci caso a cosa accadeva intorno a me,
quel pomeriggio assolato di Luglio.

Ricordo il profumo di dolce ed una luce tremolante.
Da quel giorno il profumo di dolce si è ripetuto ogni anno,
così come le luci tremolanti ... due, tre ... sei ...

Una domenica freddissima,
mia madre e la nonna
mi fecero indossare il vestito buono dicendomi:
"Andiamo a trovare il nonno ..."

Io non riuscivo a ricordarlo il nonno,
so solo che un pò di tempo prima
la nonna era rientrata in casa piangendo.

Uscimmo di casa e, a piedi,
ci dirigemmo verso la periferia,
fuori dalle mura dove vivevamo.

Arrivammo davanti ad un cancello altissimo
che era aperto solo per metà.
Entrammo e, subito, mi sentii tranquillo.

Il luogo era grandissimo, con le strade pulite e silenziose.
Ai bordi delle strade tanti alberi verdi, alti e maestosi
ed ai lati delle strade, grandi campi pieni di croci e casette.

Passammo per un corridoio coperto e sorretto da colonne,
dove erano attaccate al muro foto e scritte,
con vasi di fiori sulla cornice.
Sembravano tante finestre chiuse ...

La nonna si fermò davanti ad una finestra
e carezzò la foto sulla parete.
La foto di un uomo anziano, austero e bello ...

Una lucina tremolante brillava dentro un barattolino rosso.
D'impeto urlai:
"Buon compleanno nonno!"

Mia madre e la nonna mi guardarono sorprese ...

Quel giorno capii che le luci tremolanti servono a tante cose:
Ad ogni compleanno per guidarti nel passi della vita,
ad ogni notte buia per indicarti la via da seguire,
alla fine del tuo viaggio ad illuminare la strada.
affinché la tua anima possa raggiungere l'eternità.

domenica 21 agosto 2011

DORMI


Artigli affilati, pronti a graffiare,
a rigare la carne morbida del volto.
Denti digrignanti rabbia e sdegno per i suprusi inferti.
Occhi iniettati di sangue, socchiusi da un odio spaventoso.
Nebbia tutt'intorno, palpabile, fredda.

Il corpo trema per la tensione dei muscoli che, spasimanti,
urlano la loro costrizione immobile.
No, non voglio più fermarvi, non voglio più sentirvi urlare.
Graffiate, sbranate, uccidete ...
Cancellate la rabbia affondando la carne nella carne,
distruggete l'essenza stessa dell'anima in modo che non
rimanga niente da poter contemplare.

... un pianto si leva improvviso ...
un pianto di gioia e gratitudine.

Un pianto di liberazione anelata con forza e mai posseduta.
Il pianto di un bimbo che ha visto l'inferno,
che ha sofferto per mano dell'uomo.

Ssssst ... bambino mio, è passato,
niente e nessuno potrà farti più male.
Dormi abbracciato al mio petto.

Ti porterò nei sogni che non hai mai avuto,
ti guiderò per prati che non hai mai corso,
ti cullerò di nuvole candide
e adornerò i tuoi capelli di raggi di sole.

Dormi bambino mio e, nel frattempo,
ricostruirò il tuo cuore.

ALTALENA


Circondata da un bosco di betulle, legata al ramo più grosso della secolare quercia, viveva la vecchia Altalena.
Ne aveva viste di stagioni passarle addosso, tra canti, risa, urla di garruli piccini lieti di dondolarsi sulla sua asse di legno levigato.
Era nata per caso, molto tempo fa, per la gioia di un bambino che viveva nella casa a poche decine di metri dalla quercia secolare che la sosteneva.
Lo aveva coccolato subito, con amore, dondolando con lui attenta a non farlo cadere.
Eh ... che tempi erano quelli.
Oggi si tiene ancora ben salda al ramo della quercia, unica amica rimastale.

L'altro giorno, come ormai ogni anno di questi tempi, è arrivato Inverno.
Questa volta, però, non è stato loquace come le altre anzi, sembrava nervoso, lontano con i pensieri.
Ha salutato altalena con un freddo "Ciao" e si è diretto al suo posto di comando.
Le altre volte Altalena e Inverno facevano conversazione, lui le raccontava le suo imprese in giro per il mondo e Altalena lo ascoltava estasiata; lei che non aveva visto altro che una parte del bosco di betulle, la casa che aveva davanti e qualche pezzo di cielo.
Era simpatico Inverno, un pò burbero ma simpatico.

Quell'anno, invece, Inverno portò il freddo come Altalena non aveva mai sentito nella sua vita. Inverno comandava Vento e Pioggia con gesti nervosi ed urla ... Inverno non aveva mai urlato fino ad oggi ...
Altalena divenne triste. Si sentiva abbandonata da uno dei suoi più cari amici.
Autunno l'aveva appena lasciata dimenticando qualche foglia di betulla sulla sua asse di legno, Estate era passata velocemente, con la frenesia che la contraddistingueva.
Primavera le aveva lasciato il profumo della terra nuova, dei fiori appena nati e la sua dolcezza.
Ed ora Inverno rimaneva in disparte, l'aveva abbandonata.

Una mattina Altalena si svegliò intirizzita. Le corde che la tenevano appesa alla quercia erano ricoperte di ghiaccio ed ogni soffio di vento la faceva urlare di dolore. La sua asse di legno era diventata pesante sotto il peso del ghiaccio. Si sentiva stanca, oppressa dal gelo, ferita da mille aghi che la penetravano strappandole urla disumane.
Ebbe la forza di gridare: "Inverno !", "Inverno, aiuto".
Inverno sentì dall'altra parte del bosco e si diresse verso la quercia secolare.
La scena che videro i suoi occhi gli procurò un tuffo al cuore.
Lui amava Altalena ma quell'anno, gli avevano ordinato di non avere amore e pietà per nessuno.
Si commosse ricordando le giornate felici passate con Altalena e chiamò Vento.
"Vento!" esclamò, "Corri alla casa e prendi un tizzone infuocato dalla stufa! Svelto!"
Vento volò, incredulo, verso la casa abitata ormai da due vecchi soli.
Entrò con veemenza, spalancando una finestra, creò un piccolo turbine e prese un tizzone ardente dalla stufa a legna.
Corse verso Inverno che era vicino ad Altalena ma, nell'impeto della corsa, un pezzo di tizzone infuocato si staccò andando a cadere tra le betulle.

Vento arrivo davanti ad Inverno.
"Presto Vento, metti il tizzone sotto al sedile di Altalena, deve scaldarsi o morirà di freddo!"
Vento eseguì.
Altalena cominciava a sentire sollievo, pian piano ... D'un tratto Vento urlò: "Inverno, sta bruciando il bosco!".
Inverno si voltò ... il bosco era preda di fiamme altissime e si avvicinavano velocemente.
Pensando ad Altalena, bloccata al suo ramo, urlò a Vento di disperdere il fuoco e Vento obbedì.
Il fuoco, però, lo affrontò deciso ed invece di disperdersi, si infiammò ancora di più.
Inverno, disperato, chiamò Pioggia ma lei era troppo lontana e non sentì.
Allora chiamò Gelo e lui accorse.
"Gelo, blocca il fuoco!"
Gelo creò una cortina spessa di ghiaccio intorno al prato di Altalena ma il fuoco era più forte e sciolse il ghiaccio, arrivando a lambire i rami della quercia secolare.
Inverno si coprì gli occhi davanti all'accecante bagliore del fuoco che aggrediva la quercia.

Le urla di Altalena si mischiavano a quelle delle piante del bosco e della quercia straziata dalle impietose linque di fuoco.
Inverno portò le mani alle orecchie per non sentire le urla, impotente di fronte alla veemenza del fuoco assassino.
Poi, dopo un tempo infinito, tutto tacque.
Inverno aprì gli occhi ...
Davanti a lui non c'era che terra bruciata, fango e cenere ancora fumante.
Volse lo sguardo al punto dove prima sorgeva la quercia secolare e calde lacrime sgorgarono dai suoi occhi cadendo tra la cenere, sopra ad un pezzo annerito dell'asse di legno di Altalena ... tutto quello che ne rimaneva.
Si voltò, con il petto scosso dal pianto, dirigendosi verso il suo trono, maledicendo il suo essere ed il suo cuore.

... l'anno dopo Inverno tornò.

Si diresse nello spiazzo dove aveva perduto Altalena e s'inginocchiò piangendo.
"Amica mia, ora che ti ho persa ho scoperto che ti amavo. Ho vissuto quest'anno nel tuo ricordo costante e doloroso. Non ho smeso un attimo di pensarti, maledicendo la mia essenza colpevole di aver causato la tua morte.
Non posso rimediare, non posso più averti ma ti chiedo di perdonarmi."

D'un tratto, tra le lacrime, un piccolo bagliore lo colpì.

Si asciugò gli occhi e osservò quel piccolo stelo che sollevava piano la sua foglia.
Lo guardava, sorridendo, spuntando da ... sopra il pezzo d'asse annerito dal fuoco di quella che era stata Altalena ...

Inverno si alzò, volse lo sguardo al cielo e con la mano sul suo cuore impazzito di gioia esclamò:
"Grazie, Amore".

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