
Davanti a questo cielo io sono uguale a te
l’acqua mi parla ed il vento mi accarezza
nello stesso modo che usa con te.
Ho impiegato anni e notti insonni e lacrime
per insegnare alle mie braccia alle gambe
un modo nuovo per essere qui nel mondo
in questo mondo che appartiene a te e me
in egual modo.
Quanto tempo occorrerà ancora
perché il tuo linguaggio il tuo sguardo
non muti quando mi parli o guardi?
Vorrei trasmetterti i miei tesori
e condividere i tuoi.
Siamo fratelli dello stesso cielo
tu in piedi io seduto.
Io diverso da te tu diverso da me
come è sempre l’altro da noi.
La diversità delle tracce che lasciamo
sono solo aratri diversi
che seminano lo stesso campo.
Io non voglio dimenticarlo.
Non farlo neanche tu.
Elda Lenzi – 18/08/2011
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